martedì 11 aprile 2017

13 reasons why - Non ho più speranza, ho sempre la vita

Nuovo capitolo della rubrica #colpaDiNETFLIX

Quando un film è molto amato o molto odiato generalmente faccio un sacco di giretti virtuali per farmi un'idea di cosa ne pensa la maggior parte dei sui fruitori. Tanto che quando arrivo a parlarne a volte vorrei discutere più di come è stato visto dagli altri che di come l'ho visto realmente io. C'è qualquadra che non cosa, direte giustamente voi.
Da questo punto di vista fu eclatante il caso Inside Out. Nel complesso poteva quasi risultare che non mi fosse piaciuto e invece il punto era che avevo sentito solo lodi e lodi al suo contenuto così fortemente filosofico e mi sembrava così fortemente esagerato che il mio commento partiva già in conflitto con quell'idea, ma questo non significa che il film in sé non mi avesse colpito. Molto bellino sì, ma nella mia testa per tutt'altre ragioni.
Uguale accade ora per questo 13 reasons why. Per cui mi vien da dire solo una cosa “Fuggite... sciocchi!” Fuggite dal mio commento finché siete in tempo.
Si da il caso che nelle mie peregrinazioni virtuali in cerca dell'opinione più diffusa io abbia sentito praticamente solo una cosa: “questa serie ti cambia” “dovrebbe essere vista nelle scuole” Da cui deduco che per i più il contenuto di questa serie sia fortemente educativo e possa insegnare cose a dei giovani ragazzi.
Per quanto il tema dell'educazione mi stia molto a cuore ho le idee abbastanza confuse a riguardo. Non ho risposte, ho solo domande, impressioni, esperienze.
A volte mi blocco su questo mio non riuscire mai a capire fino in fondo le cose, sento che c'è tanto che non vedo e che forse non vedrò mai e mi sembra sempre di non aver trovato la strada giusta per comprendere un problema o un argomento. Poi però mi guardo intorno e tanta gente, anzi, la maggior pante della gente, è piena di risposte, pronta a darti un'opinione, ideali, slogan, e allora mi dico “Tanto meglio se non capisci, tanto meglio!”. Perché forse non capire è l'unica via per comprendere davvero e in profondità, infatti è l'unica circostanza in cui continuiamo a farci domande. Difficile trovare una soluzione ad un problema se non conosci davvero il problema, o meglio, la domanda. Per cui un giorno la domanda giusta mi aprirà la migliore strada possibile e via così verso l'infinito e oltre.
Per esempio ora mi domando questo;
io non ce l'ho la lacrima facile, soprattutto con questi “teen drama”. E non perché mi vergogno ad essere me stessa, a dire che ho pianto o altre cazzatine del genere, semplicemente ho un modo diverso di avvicinarmi al prodotto audiovisivo. Ovvio che le emozioni ne facciano parte, ma non sono l'unica cosa in gioco. Sembra invece che sia più frequente la ricerca spasmodica di sensazioni. Servono i “feels”, bisogna empatizzare con ogni personaggio, personaggi da “lovvare” e “shippare”. Ovvero Parole fantastiche e dove trovarle (non a caso anglofone)
Sulla carta, tutto questo desiderio di sentimenti, sembra una cosa bellissima, ma dove porta l'allenamento continuo all'emozione?
L'emozione, un'arma a doppio taglio. Come cantava Battisti è:
Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi ritrovarsi a volare...
Ma anche:
Guidare come un pazzo a fari spenti nella notte, per vedere se poi è tanto difficile morire...
Dove porta? è una domanda.
E se a forza di sensazioni la consapevolezza a riguardo venisse meno?
E che ne sarà di quella fetta di cose che non ci emozionano, resteranno per forza fuori dal nostro immaginario?
Siamo emotivi sì, ma anche intelligenti e capaci, nel quotidiano, di gestire le nostre emozioni. Mi sembra un aspetto importante. É in qualche modo compromesso?
Sì, la smetto. Torniamo a bomba:

13 reasons why
Clay è un adolescente schivo e impacciato nelle relazioni. Una ragazza del suo liceo, Hannah, si è appena tolta la vita e lui riceve da un misterioso mittente una scatola di audiocassette con i lati numerati da 1 a 13. Ascolta la prima e sente la voce di Hanna che ne spiega il contenuto: sono 13 ragioni che han reso la sua vita insopportabile, 13 motivi per cui è arrivata ad uccidersi, ogni ragione è legata ad una persona e ognuna di quelle persone ascolterà tutte le audiocassette e poi le passerà di nascosto alla persona nominata dopo di lui.
Clay ha ricevuto quelle registrazioni, per cui lo sa, il suo nome prima o poi verrà fuori.


sabato 1 aprile 2017

#colpaDiNETFLIX || Dirk Gently – Agenzia investigativa olistica

Genti tutte,
apriamo un nuovo capitolo di questo blog.


É colpa di Netflix se ora pure io guardo le serie TV.
Ormai sono mesi che ce l'ho e penso che sia venuto il momento di parlare di tante cosettine carine che vi si possono trovare su, serie TV sì, ma anche film da recuperare.
Non vi ho mai parlato di serie TV fino ad oggi ed effettivamente io sono quel che possiamo definire una abbandonatrice seriale di serie TV.
Al limite a volte mi sforzo di leggere nell'internet come andranno a finire prima di abbandonarle del tutto. Cosa che poi è diventata una caccia al tesoro da quando il mondo è ossessionata dallo spoiler.
Voglio dire, non ho forse il diritto di sapere anch'io quanti personaggi muoiono e quanti risorgono nei prossimi episodi?

Insomma, per i non appassionati di serie la vita è grama!

Prima o poi costituirò la DDDDDDDDDBW (ovvero la Divisione in Difesa Dei Denigrati Diritti Dei Disadattati Detrattori Del Binge Watching)
Comunque le cose stanno un po' cambiando da quando ho Netflix, perché in fondo devo solo cercare di capire quale sia il mio tipo ideale. Posso farcela, posso anch'io essere fedele a uno show!
Diciamo che forse forse ci sto arrivando.
C'è della bella robina su Netflix e soprattutto è fruibile in maniera agevolissima.

Per cui partiamo subito a parlarne con una serie che ho appena finito:

Dirk Gently
Cos'è?

É una serie rilassante.
La definirei di genere fantascienza buffa.
Da qui poi potrebbe diventare qualunque altra cosa, questo è parte del suo fascino e parte del motivo per cui secondo me funziona come serie. Ha un concept fluido, quasi inconsistente, ma fondante, che può evolversi e trasformarsi per sua propria natura in qualunque altra cosa, perché in fin dei conti è connesso al tutto e tutto è connesso.
O almeno così è come lo spiegherebbe Dirk Gently, investigatore olistico.

Dirk è un personaggio originariamente uscito dalla penna di Douglas Adams, autore che io conosco solo attraverso Guida galattica per gli autostoppisti, ovvero una fantascienza umoristico-satirica. Quella di Dirk Gently invece più che satirica è stramba, per cui qualcosa di diverso rispetto a ciò che mi aspettavo, ma funziona altrettanto bene.
Funziona perché ha questo tono giocherellone che a lungo andare ti rilassa, provare per credere.

C'è un omicidio in una stanza d'hotel, l'arma del delitto sembrerebbe qualcosa di feroce e con molti denti, tipo uno squalo - ma come sarebbe possibile? -. C'è uno sfigatello interpretato dall'interprete degli sfigatelli per eccellenza (Elijah Wood) e c'è un investigatore (Samuel Barnett) che crede che tutto sia connesso e si presenta a casa dello sfigatello entrando dalla finestra e battezzandolo suo assistente nell'indagare sull'omicidio. Inoltre ci sono macchinari che fanno cose assurde, ci sono scambi di corpi, viaggi nel tempo e un gruppo di punkettoni che si nutrono di emozioni.

DIRK: I'm trying to decide whether, you're a clue,
an accomplice or an assistant.

All'inizio potrebbe sembrare che la storia non debba mai arrivare ad avere una svolta sensata - ma chi se ne importa? - come dicevo prima, proprio questo la rende una serie rilassante. Poi è solo un impressione, in verità tutto è connesso... ma anche niente è connesso!
All'inizio potrebbe sembrarvi che i personaggi siano troppo poco caratterizzati, ma in realtà è, magari inconsciamente, la mossa forte della serie. Siamo alla fine di otto puntate, ma può ancora fare e dire un po' qualunque cosa, senza troppe esigenze di coerenza del personaggio. Geniale no?
Prendiamo per esempio Farrah: di lei sappiamo solo che avrebbe voluto entrare in polizia, ma che per qualche ragione ha fallito. Tuttavia quello sguardo leggermente accigliato, quell'acconciatura alta e riccioluta e il suo normalissimo abbigliamento non ci rivelano niente di lei, potrebbe sembrare un personaggio insipido, ma il bello è che potrà essere usato in qualunque modo. Non a caso le premesse alla nuova serie, concentrate in un epilogo nell'ultimo episodio, sono una bomba! ...speriamo esploda davvero.

 

Pregi

Dopo poche puntate ci si è già affezionati a Dirk e alle sue giacche, a Todd e alle sue crisi di nervi, ad Amanda e alla sua folle malattia, a Farrah e ai suoi capelli

 
Samuel Barnett è sempre su di giri e sopra le righe, ma in una maniera adorabile.


E' rilassante e svuota-mente, appena riuscite a farvi cullare dalle battutine tra Dirk e Todd e dai nonsensi che spesso verranno fuori.

Alcuni siparietti sono semplicemente geniali.

L'ultimo episodio lancia l'amo per una seconda stagione tutta nuova e lo fa bene!

Difetti

Nel complesso è un po' frammentaria, ci sono un sacco di personaggi e non sono sempre amalgamati tra di loro.
Alcuni funzionano, altri meno.
Per esempio la linea narrativa dell'assassina olistica, un personaggio che aveva delle grosse potenzialità ma che effettivamente resta di contorno, si scontra col resto della storia troppo poco e troppo tardi.


Soffre di lungaggine in alcune parti e di cortaggine in altre.
Ci son cose interessanti appena accennate e banalità giocose tirate un po' troppo per le lunghe, perché il gioco è bello sì, ma finché dura poco.



 


giovedì 30 marzo 2017

Due parole su La cura dal benessere


Due parole su La cura dal benessere.
 
Sarò inizialmente letterale: non guardatelo.

Non fatevi ingannare dalle immagini promozionali e dal titolo, perché non è nulla di quello che lascia credere. Non mi abbasso nemmeno a dire quanto sia inconsistente la storia, quanto sia pretenziosa la lunghezza, quanto sia fatto male anche solo lo strato che dovrebbe dare inquietudine, soprattutto nella seconda parte di film. 
 
Questo film è quello che possiamo tranquillamente definire la masturbazione mentale di una mente dalla misera immaginazione, miserrima anzi.

Dedico due parole anche al mio accompagnatore, che tanto non mi legge: io te l'avevo detto! (la soddisfazione di dire “te l'avevo detto” non mi fa dimenticare che ho buttato 5 euro e 50)

Se voi ci avete trovato invece qualcosa di bello o significativo scrivete qui sotto, parliamone! Sono curiosa e non mi va di liquidare nessun film in così poche argomentazioni, ma proprio non le vale...

 

domenica 26 marzo 2017

La Bella e la Bestia è un film inutile?

'' Non ballavo da anni,
avevo quasi dimenticato la sensazione. ''
C'è una scena che tutti bene o male conoscono de La Bella e la Bestia, quella del ballo nel salone vuoto, Mrs Brick che canta e a finire sul terrazzo.
Il ballo è per i due personaggi simbolo di una grazia ritrovata nello stare insieme, il ballo è qualcosa che si può fare solo se si è un sistema armonioso, attenti all'altro e al proprio corpo.
Ma il ballo è anche lasciarsi andare, lasciarsi guidare da una musica, liberarsi della rigidità della mente solo per un po'.
Ora io chiederei questo a tutti quelli che hanno avuto dei dubbi sull'utilità del remake Disney di La Bella e la Bestia: quand'è stata l'ultima volta che vi siete lasciati andare? L'ultima volta che vi siete fatti guidare solo da un ricordo e avete lasciato che riempisse qualche piccolo vuoto con la sua presenza?
Vi ricordate la sensazione?
Ecco, è per questo che il live action de La Bella e la Bestia non è un film inutile. Se non siete riusciti a lasciarvici andare è un altro discorso, o una questione di gusto, ma questa campana dell'inutilità che continua a suonare contro la Disney è un po' una fesseria.
Ok, ma passiamo al film.
Emma Watson è un'attrice insipida come poche, non è Belle. Belle è mora, occhioni dolci e giganti, tratti decisi, sicura di sé ed espressiva. Non so come gli sia venuto in mente di affidare questo ruolo alla pochissimo espressiva Emma Watson. Dove pochissimo è addirittura un eufemismo. (cioè in realtà lo so benissimo, mica so' scema, e nemmeno la Disney lo è)
Il trucco e la computer grafica che hanno usato per la Bestia ne fanno un gattone con le corna. Non è la Bestia, è più un cosplay fatto molto bene della Bestia. Ma possiamo anche farlo passare. Sotto, credo che Dan Stevens abbia fatto un discreto lavoro. Le espressioni e le movenze del principe peloso sono buone e se non ho capito male è motion capture.
Parliamo poi del doppiaggio: hanno invitato a casa Disney nomi di un certo spessore, Ewan McGregor, Emma Thompson, Stanley Tucci, Ian McKellen, che spariscono completamente nella versione Italaina. É evidente che i doppiatori in questo film sono una parte integrante. Per fortuna, al contrario della scelta fatta per Il libro della giungla, per La Bella e la Bestia la produzione italiana ha scelto per lo più dei veri doppiatori. Grazie, avete fatto il vostro dovere.
Inoltre questo riadattamento è stato reso un po' più musical di quel che già era e per l'occasione hanno ingaggiato, per riadattare le musiche e comporre dei nuovi pezzi, il noto paroliere Tim Rice e Alan Menken, l'autore delle colonne sonore della mia infanzia e anche di quella di questo cartone.
Il doppiaggio dei brani, per una persona con un minimo di senso critico, seppur non fatto malissimo, lascia a desiderare di aver visto l'originale. Comunque ad essere onesti il risultato complessivo non è al top, ma nemmeno pessimo. Pensiate poi che non doppiare le canzoni sarebbe stato un suicidio.
Infine il film non è fantastico nemmeno registicamente o nell'adattamento della sceneggiatura. Non mi è piaciuta la netta suddivisione in sequenze che c'era già nel cartone, per il live action avrei preferito uno stile narrativo più legato.
Cenerentola del 2015, da questo punto di vista, si poneva qualche spanna al di sopra.
Eppure io non lo posso negare, mi sono emozionata.
Non poco.
Dall'inizio alla fine. Quei frammenti di sequenza ricostruiti pari pari, a ricordare il cartone, quel ballo così iconico reso più reale che mai, il castello animato, l'accogliente “stia con noi” delle suppellettili, tutte queste cose riportate sul grande schermo in un'altra forma, sono riuscite a raccontarmi da capo qualcosa che avevo dimenticato. Non parlo della storia in sé, per la quale avrei potuto semplicemente rivedere il cartone, parlo di una sensazione che ormai è passata, un ricordo che questo remake riesce a stimolare.
Ovvio, super ovvio, che Disney sappia di essere stata la colonna sonora dell'infanzia di molti. Sa che qualcuno, anzi più di qualcuno, un quindicennio fa adorava quel candelabro dall'accento francese (e tra l'altro ha imparato così la parola candelabro!) e quella pendola a cui si spalancava il quadrante in continuazione. La Disney sa di aver fatto crescere la nostra immaginazione, o di aver quanto meno contribuito.
Non fa niente di male a riprendersi in mano, citarsi. Vero che è più che altro la fabbrica dei soldi che lo richiede, ma la Disney può e deve raccontarsi.
É un colosso, ha una storia importante sulle spalle, se non si racconta lei, chi?
Se poi lo fa così io ci sto e ci starò volta per volta per poi dare la mia personale opinione. Perché quello che hanno ricreato in questo film, tra personaggi, scenografia e costumi è decisamente un lavoro splendido. Proprio il fatto che guardandolo ci ricorda tanto il cartone ci dovrebbe far pensare che del pensiero ce n'è stato. Perché ovviamente le suppellettili animate sono state reinventate completamente, ridisegnate, ma con l'intento di rimandare comunque, senza scampo, al ricordo che ne avevamo.
Ce n'era bisogno? Che utilità ha avuto questa operazione?
Ve lo ripeto, Disney ci ha raccontato un ricordo che aveva in comune con noi.
Si parlava giusto l'altro giorno, con Kubo, di vuoti di memoria. E non è questo il post per approfondire questo argomento, ma siamo nell'era dei vuoti di memoria. Per cui, cara Disney, racconta pure.
Racconta anche quello che hai già raccontato, ricordaci com'era.
Spolvera quello che necessita di essere aggiornato, come hai fatto con Cenerentola e Mowgli.
Se lo farai sempre con la classe che hai dimostrato per questi tre remake, fallo pure!

Fatemi sapere come la pensate :)

Consigli per la serata: Robin Williams

venerdì 24 marzo 2017

Consigli per la serata: amore all'inglese, famigliare o pazzo e stupido

#staserainTV


~ Un matrimonio all'inglese ~ 
Io stasera consiglio questo film ma, che poi non si dica che non vi avevo avvisato, non è una commedia da tutti i palati. Se non apprezzate il macabro così detto umorismo inglese, non apprezzerete questa piccola chicca.
Un ottimo cast, splendidamente diretto!
Una trama da commedia, ma con risvolti da dramma.
Rampollo di una borghesissima famiglia inglese degli anni '30 porta a casa dai suoi la sua nuova moglie americana conosciuta in vacanza. Gli equivoci, lo scompiglio e le trappole tese alla virtù altrui per farla crollare, faranno saltare, anche se solo per un momento, qualche maschera.

Rai Movie h 21:20



Per i palati schizzinosi, quelli che non apprezzano, vi segnalo altre due commediole adattissime ad un intrattenimento serale da cervello semi-spento.


~ Sapori e dissapori ~ Interessante accoppiata: Catherine Zeta-Jones & Aaron Eckhart (che tra parentesi ho stra adorato nelle sue ultime interpretazioni: Sully e Bleed)
Commediola adatta un po' a tutti, innocua, ma ben fatta. Romantica e famigliare. Vedibile e godibile.
[La5 h 21.10]












~ Crazy stupid love ~ se siete di quelli che si sono innamorati della coppia Ryan Gosling & EmmaStone, intanto vi consiglio di ripigliarvi un attimo, poi potete recuperare anche questo filmettino in cui recitano assieme. Anche se io lo vedrei principalmente per Steve Carrell, un attore con la A maiuscola, ma non vi giudico, ognuno ha le sue priorità. XD
Fatto sta che questa è una commedia con qualche lato intelligente, ma pochi, non l'ho amata tanto... nonostante Steve Carrell. Però è vedibile.
[Italia 1 h 21.10]











 
In ogni caso, BUONA SERATA